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Mai avrei potuto immaginare che quel ritorno in serie A, che credevo pieno di lotte per inseguire una sporca salvezza all’ultimo minuto dell’ultima giornata di campionato, mi avrebbe invece regalato tutt’altre emozioni. La scorsa stagione, da neopromossa, con una rosa sicuramente da tale, abbiamo affrontato un campionato straordinario, concluso al settimo posto, condito di exploit di spessore sui campi di squadre internazionali e il vanto di aver chiuso con la migliore difesa dell’intero torneo, già questo di per sé un miracolo, non avevamo nemmeno un 90 di tecnica nella retroguardia. Questa stagione quindi si ripartiva con due preliminari di champions da superare (ci siamo fermati al secondo per mano della squadra allora prima per ranking in Europa) e una salvezza da riconquistare. Abbiamo rinforzato la rosa con pochi e mirati acquisti, dato le modeste disponibilità. Il nostro timore era quello di subire la stanchezza derivata dall’Europa league, ma abbiamo chiuso il girone d’andata all’undicesimo posto, con 21 punti e un +9 dalla zona rossa. Sul campo europeo invece disputiamo una fase a gironi migliore di quella che pensavamo, chiudiamo agevolmente fra le prime 8 (che ci consente di approdare direttamente agli ottavi), cadendo solo per mano dell’innsbruck. E’ proprio in questa competizione che concentreremo le nostre energie nel girone di ritorno, dove in campionato inevitabilmente caliamo col passare del tempo, salvandoci comunque con ben 5 giornate di anticipo. Affrontiamo il lyngby agli ottavi, pari all’andata, poi in terra danese caliamo la manita con tripletta di Van Der Elst (capocannoniere della squadra con ben 16 gol, prezzo di acquisto 2 milioni). Ai quarti ci tocca il lublino, perdiamo l’andata in casa per 1-0, al ritorno in terra polacca ne facciamo 3 e voliamo in semifinale, dove affronteremo il Manchester United, squadra molto esperta dal valore tecnico indiscutibile. Ancora una volta giochiamo l’andata in casa, e sappiamo che proprio non possiamo sbagliarla, e non lo facciamo infatti, dominando in lungo e largo e mettendo a referto un 4-1 che rende inutile il successo dei red devils del ritorno. Siamo in finale di Europa league, e forse non ci siamo resi conto col tempo che ci stavamo avvicinando sempre di più a una partita così importante, la prima finale europea della storia della Juventus nel gioco. Ad attenderci, e’ ancora una volta l’innsbruck, proprio quella squadra che nella fase a gironi ci aveva rifilato l’unica sconfitta. Loro sono più forti e hanno il fattore casa dalla loro, ma sappiamo di potercela giocare. Loro scenderanno in campo col 3-4-3, noi col 4-4-2, compattezza, aggressività e ripartenze… sono le 3 parole che mi sono ripetuto più in testa in questi 2 giorni di preparazione alla finale. L’inizio è thriller, passano 20 secondi ed è calcio di rigore per noi, dal dischetto si presenta Kulbihge (ragazzo preso a parametro zero 6 stagioni fa) che tira centrale e spacca la porta davanti la curva dei propri tifosi. Siamo in vantaggio in finale di Europa league dopo 1 solo minuto. Rispondono subito gli austriaci, e all’ottavo minuto subiamo già il pareggio. Forse non sappiamo come, ma passano 3 minuti siamo di nuovo in vantaggio, ancora kulbihge, in serata di grazia, sfrutta al meglio un bel filtrante di finetto e con un imparabile tiro a giro fa godere di gioia per ben 2 volte i suoi tifosi dopo soli 11 minuti. Gridiamo compattezza, dopo 3 reti dopo appena 11 minuti, e stavolta veniamo ascoltati, l’innsbruck attacca (male), noi neutralizziamo e in 2 occasioni il nostro portierone gentile (21 anni 50 presenze in stagione per lui) ci mette i guanti e forse anche qualche benedizione arrivata dall’alto. Giochiamo anche per cercare il 3-1, ma nulla, il risultato non si schioda più, finisce 1-2 per noi. Un successo incredibile, inaspettato, contro squadre più forti, mai potevo programmare due stagioni così dopo un po di stagioni che non riuscivo a mantenere con stabilità la massima categoria. Abbiamo invece regalato ai tifosi juventini il primo grande trofeo ottenuto in questo gioco, e di conseguenza il ritorno nella fase a gironi della champions league della prossima stagione. Sara’ una lunga notte, saranno giorni interi di festeggiamenti, in cui ci sarà anche Davide, sempre nel nostro cuore. Ce l’abbiamo fatta <3 Il campionato si è chiuso con il Cagliari al nono posto a quota quarantatré punti. Un risultato che ridisegna il giudizio sulla stagione e premia un finale in netta crescita. La risalita è stata costruita con continuità e solidità. La squadra ha chiuso senza sconfitte nelle ultime giornate, mostrando compattezza e maggiore equilibrio. Alle vittorie nette, come il cinque a zero contro Airaschese e il quattro a zero sulla Comasca, si sono aggiunti successi più pesanti come gli uno a zero contro Ascoli e CTL Campania. Nel finale è arrivato anche il due a zero sul campo della Bresciana, segnale chiaro della maturità raggiunta. Non sono mancati risultati di spessore, come lo zero a zero contro la capolista Gavorrano e il pareggio sul campo del Sapri. Il cambiamento si è visto soprattutto nell’identità. Il Cagliari è apparso più organizzato, compatto e meno vulnerabile. La squadra ha acquisito sicurezza e una struttura riconoscibile. Casula ha portato ordine e mentalità. "Non abbiamo fatto nulla di straordinario, abbiamo dato struttura alla squadra" ha spiegato. "Questi ragazzi avevano bisogno di una direzione e ora la stanno seguendo". Il contesto resta però complesso. Al momento dell’arrivo del tecnico, la situazione era già segnata da un limite importante: giocatori chiave come Palestrina, Johansson e Albinoni avevano accordi con altri club e non erano più rinnovabili. Una perdita pesante in prospettiva. Si tratta di elementi che avrebbero garantito continuità tecnica e qualità per sviluppare ulteriormente il progetto. "Avrebbero fatto molto comodo per la prossima stagione per migliorare questa idea e renderla davvero nostra" ha continuato Casula. "Ora dovremo essere bravi a trovare soluzioni diverse". Il Cagliari guarda avanti con realismo. L’obiettivo è consolidare quanto costruito e crescere nel tempo. Il ritorno in Serie B resta un traguardo ambizioso, distante dalla stagione 08/2015 sotto la guida di Mauro Neri. "Sappiamo che tornare in Serie B sarebbe un’impresa e a me piacciono le imprese" ha detto Casula. "Ci proveremo con tutto quello che abbiamo, ma dobbiamo essere realisti". Sul futuro peseranno anche le condizioni economiche. Il bilancio richiede attenzione e porterà a scelte mirate, sia sul mercato sia nella gestione della società. "Per la prossima stagione vogliamo fare meglio o almeno confermare quanto stiamo costruendo ora. La promozione non è l’obiettivo principale, ma vogliamo restare competitivi e continuare a crescere". Il Cagliari chiude la stagione con una base solida. La prossima sfida sarà trasformare questa crescita in continuità. Dopo un iniziale periodo di appannamento con 4 partite senza vittorie - complice anche molta sfortuna - la squadra, nonostante numerosi infortuni ha reagito da grande squadra e ha conquistato la promozione. Ma analizziamo alcuni dei passaggi fondamentali del percorso: 18/12: partita in casa con l’empoli: veniamo appunto da 4 gare senza i tre punti, e giochiamo contro una squadra all’ultima chiamata per agganciare il treno promozione. Andiamo avanti subito ma ci facciamo rimontare, cosi’ all’intervallo siamo sotto. Nel secondo tempo la pareggiamo subito con Kulbilge (uno degli uomini rivelazione del girone di ritorno). Vige lo stallo, la gara sembra indirizzarsi verso un 2-2 che non porrebbe fine al mini periodo di crisi. Poi pero’, queste situazioni le risolvono i grandi giocatori, e uno di questi è proprio capitan berardi, che si procura e realizza un calcio di rigore che vale una vittoria pesantissima, che rida’ fiducia ad una squadra che aveva sostenuto sin da subito ritmi altissimi. 21/12: trasferta a campobasso, la classica partita contro una squadra di metà classifica dove perdi punti e serenità. Ancora Kulbilge, sempre piu’ titolare, la sblocca e ci riempie il cuore di gioia. Poi l’eterno Valeriani, poco impiegato in questa stagione, mette le cose in ghiaccio con una doppietta inaspettata ma fondamentale. 1-3 e tre punti portati via da un campo difficile. 25/12: non possiamo non considerare il match con la capolista Lottogiaveno uno dei passaggi chiave di questo percorso. Affrontavamo la squadra piu’ forte, quella che poi ha vinto il campionato, ma i nostri 40000 cuori bianconeri hanno fatto la differenza. A deciderla è il giovane Bertali, un ragazzo che non sempre trova lo spazio che meriterebbe (complice la presenza di capitan Berardi), ma che si fa trovare pronto quando serve. Possiamo dire che ci ha dato lui gli ultimi 3 punti necessari per la serie A 26/12: abbiamo ormai 1 piede e 4 dita in serie A, mancano 4 giornate da disputare e quello a Roma è lo scontro decisivo, ci basta il pareggio per festeggiare ed è quello che otterremo. Succede tutto nei primi 18 minuti, andiamo sotto ma Kulbilge la pareggia, da li ce ne diamo di santa ragione ma il risultato resta quello. 1-1, la juventus torna in serie A con ben 3 giornate di anticipo Concludiamo il campionato con 70 punti in classica, una media di oltre 2 punti a partita che ben dimostra quanto abbiamo tenuto sempre alto il ritmo e la voglia di vincere. Posso dire con enorme orgoglio che questa squadra ha ottenuto un risultato importantissimo per quelle che erano le nostre reali forze, anche quando entrambi i portieri si sono infortunati e abbiamo dovuto richiamare un 37enne per il match decisivo a Roma, non ci siamo disuniti, abbiamo lottato e meritato, in un campionato dove non eravamo piu’ forti per distacco, ma giocavamo ed interpretavamo meglio le partite. Diverse squadre con valori anche superiori sulla carta sono finite ben al di sotto di noi distanziate da tanti punti. Siamo tornati in A, e ogni singolo giocatore ha dato il proprio contributo, da chi ha fatto la prima presenza in campionato alla 29esima (Blanchet) e ha fatto gol; a chi ha 17 anni ha difeso la porta di una squadra che lottava per il salto di categoria (Gentile); a chi nel ritorno è esploso (Kulbilge) con ben 6 gol pesantissimi; ma anche a chi faceva notizia quando non faceva gol per piu’ di qualche partita (Baresi) e un grazie al nostro capitano Berardi, che con 43 presenze e 8 gol fatti ha trascinato i suoi compagni alla conquista dell’obiettivo stagionale, giocando ogni gara, di tutte le competizioni, un ragazzo arrivato dal nostro stesso settore giovanile che a 27 anni e un 93 di tecnica non centra assolutamente nulla con la serie B, ma per amore ha accettato una sofferenza finalmente finita. Ci vediamo in serie A :) |
Mai avrei potuto immaginare che quel ritorno in serie A, che credevo pieno di lotte per inseguire una sporca salvezza all’ultimo minuto dell’ultima giornata di campionato, mi avrebbe invece regalato tutt’altre emozioni. La scorsa stagione, da neopromossa, con una rosa sicuramente da tale, abbiamo affrontato un campionato straordinario, concluso al settimo posto, condito di exploit di spessore sui campi di squadre internazionali e il vanto di aver chiuso con la migliore difesa dell’intero torneo, già questo di per sé un miracolo, non avevamo nemmeno un 90 di tecnica nella retroguardia. Questa stagione quindi si ripartiva con due preliminari di champions da superare (ci siamo fermati al secondo per mano della squadra allora prima per ranking in Europa) e una salvezza da riconquistare. Abbiamo rinforzato la rosa con pochi e mirati acquisti, dato le modeste disponibilità. Il nostro timore era quello di subire la stanchezza derivata dall’Europa league, ma abbiamo chiuso il girone d’andata all’undicesimo posto, con 21 punti e un +9 dalla zona rossa. Sul campo europeo invece disputiamo una fase a gironi migliore di quella che pensavamo, chiudiamo agevolmente fra le prime 8 (che ci consente di approdare direttamente agli ottavi), cadendo solo per mano dell’innsbruck. E’ proprio in questa competizione che concentreremo le nostre energie nel girone di ritorno, dove in campionato inevitabilmente caliamo col passare del tempo, salvandoci comunque con ben 5 giornate di anticipo. Affrontiamo il lyngby agli ottavi, pari all’andata, poi in terra danese caliamo la manita con tripletta di Van Der Elst (capocannoniere della squadra con ben 16 gol, prezzo di acquisto 2 milioni). Ai quarti ci tocca il lublino, perdiamo l’andata in casa per 1-0, al ritorno in terra polacca ne facciamo 3 e voliamo in semifinale, dove affronteremo il Manchester United, squadra molto esperta dal valore tecnico indiscutibile. Ancora una volta giochiamo l’andata in casa, e sappiamo che proprio non possiamo sbagliarla, e non lo facciamo infatti, dominando in lungo e largo e mettendo a referto un 4-1 che rende inutile il successo dei red devils del ritorno. Siamo in finale di Europa league, e forse non ci siamo resi conto col tempo che ci stavamo avvicinando sempre di più a una partita così importante, la prima finale europea della storia della Juventus nel gioco. Ad attenderci, e’ ancora una volta l’innsbruck, proprio quella squadra che nella fase a gironi ci aveva rifilato l’unica sconfitta. Loro sono più forti e hanno il fattore casa dalla loro, ma sappiamo di potercela giocare. Loro scenderanno in campo col 3-4-3, noi col 4-4-2, compattezza, aggressività e ripartenze… sono le 3 parole che mi sono ripetuto più in testa in questi 2 giorni di preparazione alla finale. L’inizio è thriller, passano 20 secondi ed è calcio di rigore per noi, dal dischetto si presenta Kulbihge (ragazzo preso a parametro zero 6 stagioni fa) che tira centrale e spacca la porta davanti la curva dei propri tifosi. Siamo in vantaggio in finale di Europa league dopo 1 solo minuto. Rispondono subito gli austriaci, e all’ottavo minuto subiamo già il pareggio. Forse non sappiamo come, ma passano 3 minuti siamo di nuovo in vantaggio, ancora kulbihge, in serata di grazia, sfrutta al meglio un bel filtrante di finetto e con un imparabile tiro a giro fa godere di gioia per ben 2 volte i suoi tifosi dopo soli 11 minuti. Gridiamo compattezza, dopo 3 reti dopo appena 11 minuti, e stavolta veniamo ascoltati, l’innsbruck attacca (male), noi neutralizziamo e in 2 occasioni il nostro portierone gentile (21 anni 50 presenze in stagione per lui) ci mette i guanti e forse anche qualche benedizione arrivata dall’alto. Giochiamo anche per cercare il 3-1, ma nulla, il risultato non si schioda più, finisce 1-2 per noi. Un successo incredibile, inaspettato, contro squadre più forti, mai potevo programmare due stagioni così dopo un po di stagioni che non riuscivo a mantenere con stabilità la massima categoria. Abbiamo invece regalato ai tifosi juventini il primo grande trofeo ottenuto in questo gioco, e di conseguenza il ritorno nella fase a gironi della champions league della prossima stagione. Sara’ una lunga notte, saranno giorni interi di festeggiamenti, in cui ci sarà anche Davide, sempre nel nostro cuore. Ce l’abbiamo fatta <3 La promozione ha pero’ ridato entusiasmo ed energie, cosi’ ci siamo messi subito al lavoro. Acquistare giocatori in questo gioco non è un’impresa da poco, e per l’ennesima volta nella mia "carriera" partivo con la consapevolezza di dover salvarmi con una squadra abbastanza inadatta. Questa volta pero’ qualcosa era diverso, e sin dal primo giorno ho capito che se questa squadra avesse provato a giocare come sempre fatto (4-3-3, 3-3-4 e vari), avrebbe preso imbarcate e legnate ovunque. La prima partita la disputiamo a Perugia, dolce ricordo di mister Vecchio, 5-4-1 e 844 punti forza iniziali, siamo quasi spacciati. E invece no, il Perugia non riesce a far valere la propria superiorità e dopo 20 minuti andiamo addirittura in vantaggio con una punizione di Blanchet. Musica per le nostre orecchie, difendiamo, soffriamo, ed incredibilmente espugniamo Perugia. Fortuna del principiante, direbbero in molti, me compreso. Il giorno dopo arriva il Pro Vasto e iniziamo a chiederci verso che minuto i nostri tifosi abbandoneranno gli spalti. Ma il nostro 5-3-2 tiene botta e strappiamo uno 0-0 che per noi vale quasi una stagione. I tifosi iniziano a capire che non vogliamo essere squadra ascensore. Ma non ci fermiamo mica, e dopo 9 giornate siamo ancora imbattuti, ed in piena zona champions. Il primo stop lo subiamo nella giornata successiva in quel di Carpi, un qualcosa di praticamente scontato ma nemmeno tanto, visto il 4-3 finale. Il girone di andata lo chiudiamo al nono posto in classifica, con 24 punti che valgono gia’ 3/4 di salvezza, ma sappiamo il vero valore di tutte le squadre e sappiamo che potremmo crollare da un momento all’altro. Il girone di ritorno lo apriamo battendo ancora una volta il "nostro" perugia. E’ il momento di svolta della stagione, dove capiamo per davvero che non siamo solo fortunati ma anche bravi, non forti. Arriveranno altri risultati di prestigio come il punto col Carpi, e le vittorie a Bologna e Firenze, cosi come arriveranno le sconfitte di Empoli e Varese, rispettivamente penultima e ultima della classe. Conquisteremo la salvezza con 6 giornate di anticipo (me lo avessero detto a inizio stagione avrei pensato di giocare in B), e all’ultima giornata andremo in quel di Albalonga per giocarci un posto in champions. Si proprio noi, una neopromossa con una delle squadre piu giovani della competizione, quelli con il terz’ultimo monte ingaggi. Ci basterebbe un punto e quindi scendiamo con la stessa identità avuta per tutta la stagione, 6-3-1 che non significa resa totale, ma aggressività perenne. Andiamo per difendere lo 0-0, per esultare ad ogni tiro deviato in calcio d’angolo, per una rimessa laterale conquistata, siamo stati questo tutta la stagione... e anche ad albalonga lo siamo stati, anzi, ad inizio secondo tempo Ingroia (terzino 22enne con all’attivo gia 150 presenze in maglia bianconera) ci porta addirittura in vantaggio e facciamo quello che sappiamo fare meglio, picchiare e stringere i denti, e ci riusciamo. La juventus vince 1-0 l’ultima giornata di campionato e conquista da neopromossa un posto in champions league. Ci piazziamo sesti in campionato, lasciandoci alle spalle piazze ben piu’ ricche della nostra, i numeri sono quelli di una favola, 52 punti (24 all’andata, addirittura 28 nel ritorno, mai avrei pensato di fare meglio), 14 vittorie, 10 pareggi e 10 sconfitte. 35 gol fatti e solo 30 subiti (miglior difesa del campionato senza avere un singolo difensore con 90 o piu di tecnica). Una squadra cinica, spietata, che seppur scarsa sono convinto abbia fatto passare i guai a piu di qualcuno (visto che non c’è stata una singola squadra capace di batterci sia all’andata che al ritorno). Quello fatto per me è davvero un’impresa sportiva difficilmente ripetibile, non è un trofeo ma un percorso memorabile e tortuoso, frutto del lavoro fatto da 10 stagioni a questa parte. E ora? Non possiamo riposarci perchè siamo scarsi e dobbiamo rinforzare la squadra, abbiamo un preliminare di champions da superare e una salvezza da riconquistare (si, scordatevi che sta juve la prossima stagione arriva di nuovo sesta :P) Poi, nel 2023, sono tornato in scena, più deciso che mai. Il Varese era ancora lì, tra le macerie della serie D, a un passo dall’abisso dell’Eccellenza. Stadio? Un campetto dell’oratorio, più simile a un set di un film comico che a un tempio del calcio. La rosa? Pensionati in divisa, un vero esercito di vecchietti che sembravano pronti a raccontare storie di gloria passata. E tra questi, un ex giovane che avevo lanciato due anni prima, ancora in rosa,come se mi avesse aspettato per salutarmi tal Pistocchi Franco AS . Ricordando le disavventure passate, mi sono messo al lavoro come un vero dirigente: partire dall’ultimo gradino, l’Eccellenza, e risalire la scala come un’araba fenice. Tagliare i costi,aumentare i ricavi, mettere un tetto agli ingaggi, e soprattutto imporre la regola dei 28 anni – ancora oggi, la seguo come un mantra, tranne rare eccezioni. Nel primo mercato? Quattro guerrieri a costo zero, che ancora oggi sono i beniamini dei tifosi e miei.. Tiberio Orsini, il Ronaldinho delle tre valli varesine, e Ruggero Moriero, il cannoniere più prolifico di sempre con 265 gol in 372 partite. Da una stagione all’altra, con sacrifici epici ,qualche trofeo e qualche caduta, ho costruito il mio impero: soldi per lo stadio, nuovo modello “tristezza in periferia”, con la ferrea volontà di risalire la classifica come un colosso. La scalata verso la serie B, tra vittorie, trofei e stagioni di anonimato, è stata lunga e tortuosa, come un viaggio tra le nuvole e le tempeste. In questa lunga corsa, sono migliorato come allenatore – un vero guerriero delle panchine! Nelle serie minori, pochi sono i giocatori umani, e con il 4-3-3 e un po’ di pazienza, vinci facile. In B, ho imparato l’arte della flessibilità: cambiare modulo come un mago, adattarsi agli avversari, anche nel corso della partite,ragionare su tutta la stagione ando con mio passo e limitando i danni quando serve. Ho incontrato grandi giocatori, persone straordinarie, e con alcune è nata un’amicizia solida come il granito, con altre solo rivalità amichevoli che fanno battere il cuore. E ora? Ora si riparte, con la stessa fame di conquista, scalando lentamente ma con determinazione la vetta della Serie A. Forse un giorno vincerò qualche trofeo, e il mio sogno più grande! Alzare lo stadio, farlo tremare di gioia e di passione.Va fatto lo stadio a 3 stelle quantoprima... E il bilancio? Deve chiudersi in attivo, perché anche i sogni più grandi hanno bisogno di un po’ di soldi (Furlani approva i tifosi del varese un po’ meno). |
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